Al Fianco Di Giovani Famiglie, Anziani, Donne E Nuovi Cittadini

La pianificazione degli interventi sociali deve ripartire da un’attenta analisi dei bisogni sociali, approfondendo in particolare gli effetti sociali della crisi economica e studiando in prospettiva di lungo periodo gli scenari che si prospettano. Cogliamo l’occasione per rilanciare in modo integrato le politiche sociali e l’idea di un nuovo welfare locale. E’ necessario, in particolare, proporre interventi e servizi a 360 gradi, nell’ambito socio-assistenziale e sanitario e anche nei servizi per il lavoro, promuovendo un approccio integrato.

Valorizzare l’attivismo e l’esperienza degli anziani e potenziare i servizi di assistenza

L’invecchiamento progressivo della popolazione, con la crescente incidenza degli anziani, renderà sempre più importante programmare interventi specifici, sia per valorizzarne le competenze e il protagonismo, sia per sostenere le giovani famiglie, magari con figli, nella cura e nell’assistenza dei vecchi genitori non auto-sufficienti.

E’ fondamentale valorizzare l’attivismo e l’esperienza della popolazione più anziana. Molti nostri concittadini sono attivi nel volontariato, nell’Università della Terza età o anche nel sostegno alle giovani coppie e famiglie con figli. Da questo punto di vista è importante promuovere, insieme con la popolazione anziana, una iniziativa per la vecchiaia attiva, dedicando specifici spazi, strutture e attività per il loro protagonismo, coinvolgendo le associazioni in cui sono attivi e la consulta dei pensionati.

Il rafforzamento dei servizi di conciliazione a favore delle giovani coppie dovrebbe tenere conto di questa possibilità e risorsa, creando occasioni di incontro e confronto tra giovani e anziani, progetti di sostegno del rapporto tra nonni e nipoti.

Nonni all’asilo e bimbi alla casa di riposo
Ci sono esempi innovativi per la gestione congiunta di scuole materne e case di cura, dove i bambini possono essere educati al rispetto per chi è diverso da sé e ha difficoltà fisiche, facendo sentire gli anziani nuovamente utili alla comunità. Si crea così uno spazio e un servizio unico, integrato nella comunità. Ci sono esempi del genere più o meno recenti negli Stati Uniti, in Francia e anche in Italia.

Nel contempo occorre rafforzare l’assistenza agli anziani non autosufficienti anche a domicilio. Oltre alla realizzazione della Nuova Casa di riposo e al potenziamento di strutture di accoglienza anche in altri Comuni dell’ambito, appare necessario promuovere il potenziamento dei servizi domiciliari e territoriali. Anche attraverso il rafforzamento di un sistema di mobilità dedicata per garantire a soggetti deboli e con difficoltà di deambulazione, il raggiungimento di punti importanti per la qualità della vita (ospedale, comune e servizi sociali, biblioteca, mercato settimanale, ecc.).

Appare necessario, inoltre, dedicare più attenzione alle persone diversamente abili, oltre ai consueti servizi di assistenza. Pensiamo all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma anche a una nuova sensibilità nei loro confronti, promuovendo iniziative innovative e attività a loro favore. Il potenziamento di questi servizi deve, anche in questo caso, passare per forme di co-programmazione degli interventi insieme con le associazioni di volontariato sociali già presenti e attive sul territorio, coinvolgendole nella progettazione e nell’attuazione degli interventi.

Servizi di conciliazione per le donne e a favore delle giovani coppie e famiglie

I servizi di assistenza agli anziani possono essere visti come un lato dei più generali servizi di conciliazione per le donne e per le giovani coppie e famiglie. Di questi servizi la comunità ha estremo bisogno.

Il tasso di occupazione femminile in FVG è sotto al 60%, mentre quello maschile, nonostante la crisi, si mantiene nettamente più alto (oltre il 70%). Sostenere, pertanto, le donne nell’ingresso nel mercato del lavoro e, soprattutto, nella permanenza nella fase pre- e post-maternità, e quindi sostenere le giovani coppie con servizi di conciliazione e con la diffusione di una cultura di pari opportunità, diventa cruciale per una migliore qualità della vita e anche per l’aumento dell’occupazione.

In primo luogo il sostegno alla cura dei bambini: oltre al rafforzamento della rete degli asili nido, proponiamo di intervenire per abbattere le rette degli asili, soprattutto per le famiglie più bisognose. Guardiamo con interesse anche alla diffusione del servizio di Tagesmutter. Puntiamo a rilanciare le attività dei Centri Estivi. Esiste per queste attività una forte domanda che va soddisfatta, rispettando anche la partecipazione diretta da parte dei genitori e delle famiglie.

Tagesmutter
Si tratta di un/a professionista qualificato che accoglie ed educa bambini piccoli (dai 3 ai 36 mesi) mettendo a disposizione la propria abitazione ed i suoi spazi. Si tratta di un servizio già diffuso in altre Regioni (ad es. il Trentino Alto Adige) e specificatamente regolamentato anche nella nostra regione. Un servizio che già esiste e che va conosciuto meglio e promosso a livello locale.

Sosteniamo e promuoviamo alcuni servizi che da anni la Regione sta attivando sperimentalmente sul territorio, dedicati specificatamente a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e così sostenere le famiglie.

Presso il Centro per l’Impiego, ad esempio, esiste una sorta di “centro di reclutamento” per baby sitter, badanti e Operatrici Sociosanitarie che andrebbe più adeguatamente promosso e conosciuto, e che ha lo scopo di favorire soluzioni di conciliazione promuovendo nel contempo la qualità e la legalità del lavoro di cura per le persone che cercano, in aggiunta o in alternativa ai servizi esistenti, soluzioni a domicilio in relazioni alla esigenze proprie o dei propri cari. Attualmente il progetto si chiama Sì.CON.TE.

Le politiche per le famiglie devono essere completate, inoltre, con interventi e investimenti di più ampio respiro su tutto il ciclo educativo-scolastico pubblico e le sinergie con i servizi privati: dagli asili, alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado.

Occorre rafforzare questo sistema, con una serie di interventi che possono essere programmati e promossi dal Comune e dall’Unione Territoriale Intercomunale: la riqualificazione degli edifici degli asili e scuole più obsoleti, promuovendone l’efficientamento energetico e cercando di razionalizzarne e adeguarne spazi e strutture; il rafforzamento e il sostegno alla gestione della rete degli asili nido e delle scuole materne pubbliche e pubblico-private; il sostegno e la promozione dell’integrazione tra i vari istituti scolastici e il territorio, per facilitare la creazione di reti tra le istituzioni educative stesse e tra queste e le imprese locali; favorire il dopo-scuola, con progettualità specifiche.

Attenzione alle conseguenze sociali della crisi sulle persone e sulle famiglie

L’aumento della povertà e la mancanza di lavoro, dovuta come ben sappiamo al prolungarsi della crisi economica e occupazionale, sarà una questione con cui i Comuni si misureranno ancora nei prossimi mesi.  Con l’aumento della disoccupazione e con l’allungamento del suo periodo medio, sarà sempre più necessario a livello locale e regionale cercare la massima integrazione tra politiche sociali e politiche del lavoro, sviluppando l’assistenza sociale con la promozione di percorsi utili ad uscire dalle condizioni di bisogno e povertà. Una sfida non facile. La Regione ha lanciato la cosiddetta “Misura di Inclusione Attiva e di Sostegno al reddito”.

È necessario che nei prossimi mesi si valuti con attenzione l’effetto di tale nuova misura. Le istituzioni comunali e gli ambiti socio-assistenziali devono accompagnare con molta attenzione questo processo, facendosi parte attiva con la Regione stessa e con la rete dei servizi territoriali.

Il Comune, specialmente nell’ambito dell’UTI, potrà contribuire alla definizione di misure e interventi più aderenti alle necessità locali, ad esempio promuovendo la progettazione di forme specifiche di lavori di “pubblica utilità” coinvolgendo le associazioni di volontariato locali e gli imprenditori, a favore delle fasce più duramente colpite dalla crisi e dai fenomeni di povertà.

Potrà anche farsi portatore di una maggiore attenzione a fasce di povertà che non rientrano nei servizi a disposizione, ma che a livello locale necessitano di interventi urgenti, anche a livello finanziario. Si possono pensare a interventi di “micro-credito” promossi a livello locale o a forme di baratto amministrativo.

Il Micro-credito è uno strumento di sostegno economico e finanziario che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà e rischio di emarginazione. Un credito di piccolo ammontare finalizzato all’avvio di un’attività o per far fronte a spese d’emergenza che generalmente sono esclusi dal settore finanziario formale. La durata della crisi economica può colpire anche chi lavorava in modo autonomo e con impegno ma che, non riuscendo a riscuotere i crediti o a pagare i debiti, rischia di scivolare in una china di vulnerabilità e povertà pericolosa.

Il baratto amministrativo è uno scambio tra chi non è riuscito a pagare multe, tributi, canoni, sanzioni nei confronti dell’amministrazione e si potrebbe impegnare in piccole attività di pubblica utilità o socialmente utili (attività in associazioni locali di volontariato, pulizie, tinteggiature e opere di manutenzione sui beni comunali, ecc.) senza incorrere così in protesti, tribunali e cause legali. In molti Comuni già viene adottato tramite la forma del bando o avviso pubblico.

Conoscenza, valorizzazione e coinvolgimento dei nuovi cittadini

La nostra comunità ha nei propri geni scolpite le ricette per contribuire ad affrontare le contraddizioni della nostra epoca. Una politica sociale innovativa è quella, quindi, che si pone la responsabilità di affrontare il tema degli stranieri, programmando una politica di intervento.

E’ necessario pretendere dalle autorità statali ed internazionali ordine e chiarezza sulla questione dei profughi per dare dignità umana a chi fugge dalle guerre. Pretendere per tutti la conoscenza e il rispetto dei luoghi ospitanti significa essere parte attiva e non passiva, ciò al fine di prevenire conflitti e incomprensioni.

Noi pensiamo, pertanto, che occorra conoscere l’evoluzione della presenza degli stranieri nel nostro territorio, conoscere i contorni del fenomeno, e distinguere persone, situazioni e condizioni. Distinguere i flussi migratori più o meno regolari, dalla situazione degli stranieri residenti da tempo, che sono già cittadini da anni e che da anni lavorano e producono qui da noi e sono più o meno integrati nel nostro tessuto sociale.

Verificare davvero il peso, la quantità e qualità del lavoro immigrato irregolare e promuovere interventi orientati al rispetto delle leggi e delle regole, sia per i datori di lavoro sia per gli immigrati stessi. Conoscere le reti di relazione tra immigrati e italiani e la conoscenza che ne hanno gli operatori, i volontari, che operano con loro.

Da questo punto di vista, sembra necessario promuovere e rafforzare servizi di mediazione interculturale, partendo dai corsi di lingua italiana: spesso l’integrazione passa prima di tutto dall’intendersi, cosa che facilita la comunicazione delle regole e il loro rispetto, oltre allo scambio tra tradizioni e culture.

Quindi, prima di giudizi e pre-giudizi, noi vogliamo farci portatori di un atteggiamento di conoscenza di questo importante fenomeno e di distinzione delle varie situazioni. E vogliamo farlo con la collaborazione dei nuovi cittadini, degli stranieri residenti, che da anni vivono e lavorano qui, che qui pagano le tasse. Conosciamo e valorizziamo le esperienze di associazionismo, i gruppi informali, i lavoratori e le lavoratrici straniere, gli imprenditori e i professionisti già attivi da anni nel nostro territorio.